Curriculum
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La famiglia di mia madre viene da Asti...La famiglia di mio padre viene da Ferrara. Ogni anno a Pasqua ci riunivamo intorno a un tavolo in più di 35, e ricordavamo la sera in cui i nostri antenati erano scappati in fretta dalla schiavitù in Egitto e avevano attraversato a piedi il mar Rosso. Lì ho cominciato a sentir parlare di libertà.

Di conflitti eravamo pieni in casa, ma anche di cultura, generosità, passioni e lotte per la giustizia. Un giorno ho sentito la necessità di trasformare le nostre discussioni in scene teatrali, e mi sono iscritta all’Accademia dei Filodrammatici, a Milano.

E' stata Lucilla Morlacchi, la grande attrice di Milano, che mi ha preparato. Intensa e statuaria, mi riceveva nella sua casa , mi esaminava, mi correggeva gli accenti, e mi insegnava a entrare in un mondo rigoroso e puro.

La sera del mio esame, la commissione era composta di signore aristocratiche, di insegnanti eleganti, e dei miei futuri maestri, Ernesto Calindri, Dora Setti, Dino Falconi (figlio della grande attrice Tina de Lorenzo) . Nella penombra, se ne stavano concentrati ad ascoltare la poesia di Carlo Betocchi che parlava di vecchi gentili e stanchi e un passo tratto da Casa di bambola di Ibsen.

Il saggio finale in compagnia di Lella Costa. Lei abitava nella sua casa in via Solferino, traduceva letteratura inglese e frequentava i gruppi di donne femministe, io abitavo con i miei genitori , ero immersa nelle feste ebraiche, e proiettata nei miei sogni iperuranici. Allora mi ero data un nome importante: Lavinia della Rovere di Poggio Naresso.

All’esame Io portavo La Maestrina di Dario Niccodemi. (impersonata a suo tempo dalla grande Tina de Lorenzo) e facevo commuovere le signore in platea con la mia storia di donna sola e abbandonata e una bambina sepolta al cimiterino di Altamira. Lei portava Colombe di Jean Anhouil, e faceva ridere con la sua ironia frizzante Alla fine abbiamo condiviso il premio Accademia. Una medaglia d’oro.

Una volta diplomata all’Accademia, avevo nostalgia della piazzetta Filodrammatici, il luogo dove potevo vivere intensamente con tutta la mia anima come in un sogno. A casa non potevo più starci, ormai ero iniziata a un altro mondo, un mondo di sentimenti alti e terribili. Così mi sono laureata in filosofia, e poi sono partita per Roma. Sono andata a radio tre, in via Orazio. Ho scritto un programma radiofonico, sulle donne femministe ebree americane! L’avevo ricavato dalla mia tesi in storia del cristianesimo! Cantavo, recitavo, rispondevo alle domande, in sei puntate, dalla Bibbia al '900! Dodi Moscati, meravigliosa cantante folk, occhi verdi, luminosa, morta troppo presto, mi preparava al canto.

Poi il grande incontro con Ugo, meraviglioso compagno, che mi ha incoraggiata sulla via del Teatro e non solo!

A Torino durante una festicciola per bambini, ero lì con mio figlio Michele , quando ho incontrato una signora siciliana, Pietra, meravigliosamente proiettata nel mondo del teatro e della rivoluzione, che cercava attori per il suo teatro. Ho ricominciato piano, con circospezione, consapevole di quanto possa fare male il teatro se preso a dosi troppo forti. Il mio primo ruolo importante è stato il giudice nell’Istruttoria di Peter Weiss, al teatro Garybaldi di Settimo. Cominciava così il mio incontro con uno dei miei tanti filoni teatrali: il teatro a sfondo ebraico.

Poi, il 7 ottobre la grande svolta. Con l’aiuto di Pietra ho messo in scena La passeggiata che io stessa ho ridotto dal racconto di Robert Walser. Così ho cominciato a scegliere da sola la scena, e le musiche. Devo a Pietra tantissimo, il suo insegnamento rimane per sempre.

Subito dopo è nata la società Teatro Selig. Con la Teatro Selig ho inaugurato un nuovo filone, le grandi figure femminili. La prima è stata Karen Blixen. Un monologo, Ho volato con l’angelo, la ritrae mentre al culmine della celebrità ripercorre la sua vita. La scena era di Massimo Voghera, grande scenografo e ceramista. Una vetrata, un specchio, una poltrona, un cestello per lo champagne, i libri, una pistola! E Sandra, persona di grande sensibilità, mi aiutava nella regia.

Intanto sono uscite le mie due fiabe: Zefirino collo lungo e Ombretta Camilla, entrambe illustrate da Lele Luzzati, amico, cugino, grande scenografo e illustratore del 900.

E’ stato a Parigi, quando ho assistito a un recital letterario di Fabrice Luchini , che mi è venuta l’ispirazione. Un collage di poesie e prose a memoria. L’ho intitolato: Perché l’amore è duro come la morte, e l’ho messo in scena nel 2001 al Piccolo Regio di Torino. Il filone letterario proseguiva con due recitals: Da Garcia Lorca a Yossl Rakover e Frammenti di un discorso amoroso. Intanto ho scoperto Yasmina Reza: ho preso un suo testo, Une désolation, racconto in prima persona,stile satirico, tema: le persone che vogliono essere felici a tutti i costi, ed ho creato il recital del 2003: Geneviève, tutto è irreale fuorché l’istante.

Un giorno, durante il periodo del festival di Avignone, ho appreso che il regista Lev Dodin stava mettendo in scena la riduzione teatrale di Vita e destino di Vassilij Grossman, e, da un capitolo del suo libro, ho creato La Madre, un monologo struggente, ambientato in un ghetto dell’Ucraina , l’addio di una madre condannata a morire, la sua ultima lettera al figlio. La messa in scena è stata ideata in maniera splendida da Nicola Berloffa, regista di opera lirica!

Poi sono continuati i monologhi della resistenza: Yossl Rakover si rivolge a Dio, di Zvi Kolitz, un testo potente, il testamento di un uomo nelle fiamme del ghetto di Varsavia, che, prima di morire, litiga con Dio.

Un giorno, durante uno stage di regia a Rubiera, in Emilia, tenuto dal mio maestro russo, Jurij Alshitz, ho incontrato la regista polacca Monika Dobrowlanska e insieme abbiamo progettato e poi messo in scena Ay Carmela! uno spettacolo ambientato nella Spagna fascista., scritto da José Sanchis Sinisterra, protagonisti Carmela, ballerina di flamenco, e il suo compagno Paolino, cantante e fine dicitore . L’attore che impersonava Paolino è Lorenzo Bartoli, allievo del Teatro Stabile di Torino. Dunque un altro teatro di resistenza e di libertà! E così, a conclusione delle lezioni sui dialoghi di Platone, alla scuola di Jurij Alchitz, , ho inaugurato l’arte del dialogo nel mio teatro!

E infine l’incontro con Alan Bennett: umorista inglese, raffinato, intelligente.Ma soprattutto uomo di grande generosità. Ci scriviamo, e lui mi risponde con cartoline che raffigurano sassi. Le signore che lui descrive, Irene, Susan, Celia, mogli di vicari, antiquarie, attrici, sono diventate le mie controfigure, la gente ride della loro follia, del loro modo bizzarro e inconsapevole di stare al mondo! Così è cominciata la mia frequentazione con questi personaggi da cui non sono più riuscita a staccarmi. La gente ride, mi ringrazia, perché si rigenera ridendo degli errori e delle distrazioni di queste incredibili donne che però sono sole!

Marina Bassani - Via A. Doria, 14 - 10123 Torino
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